Lezioni in piazza sui giornali

 

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Ecco cosa è stato pubblicato dalla Repubblica riguardo le lezioni in piazza organizzate da alcuni studenti della Statale in collaborazione con i docenti:

 

MILANO – Nei capannelli di piazza del Duomo da sempre si dà appuntamento il luogo comune reazionario delle maggioranze silenziose milanesi. Nel mezzo degli anni Settanta, nella bufera delle lotte operaie e studentesche, qui lo slogan vincente era “ma andate a lavorare, barboni!”. Figurarsi oggi, in fondo a un trentennio asfaltato da Craxi, Bossi e Berlusconi.

Ieri mattina, mentre i capannelli di anziani discutevano se aveva più ragione il Feltri a scrivere che la polizia doveva “manganellare gli studenti nelle parti molli”, oppure il Cossiga a volerli “mandare tutti all’ospedale, senza pietà”, si sono presentati i ragazzi dell’Onda milanese con i banchetti per tenere le lezioni in piazza. La prima, bellissima, del professor Roberto Escobar, filosofo della politica e raffinato recensore della pagina culturale del Sole 24 Ore, sul tema attualissimo: “Paure e controllo sociale”. I capannelli si sono ritratti schifati. “Occhio, sono quelli là, i balordi del Leoncavallo”.

Marco prende la parola: “Bisogna trovare il modo di non farsi criminalizzare. Di non farsi fottere come i lavoratori dell’Alitalia o i fannulloni dell’impiego pubblico o gli immigrati delinquenti. Se ci trovano un’etichetta, tipo che siamo comunisti o non vogliamo studiare, ce l’abbiamo nel c…”. Per ora, in qualche modo, ce l’hanno fatta a sfuggire all’iscrizione nelle liste nere del nuovo maccartismo. A svicolare dalla caccia alle streghe che concentra ogni volta la rabbia di tanti contro una micro categoria in genere di poveri cristi.

“E la prima regola per comunicare i contenuti di una lotta è non farsi etichettare dalla politica. Non saremo mai l’esercito di nessun partito”, aggiunge una bella ragazza alta e mora, dal piglio lideristico. Età? 22 anni. Nome? Carlotta Cossutta. Parente? “Nipote”. Una rivendicazione di autonomia politica dalla nipote dell’Armando Cossutta, il boss del Pci milanese, l’uomo di Mosca, il rifondatore del comunismo, fa un certo effetto. “Intendiamoci, ciascuno ha le sue idee. Ma qui si tratta di comunicare la sostanza. Oggi per esempio siamo qui a discutere del perché sui media ha avuto tanto spazio il piccolo scontro con la polizia dell’altro giorno e non gli argomenti contro la legge”. Carlotta guida un gruppo di guerriglieri mediatici che ogni mattina fa monitoraggio su stampa, radio e tv, analizza, studia come “fare notizia”.

Alcuni dimostrano un vero talento. La protesta a Scienze Politiche nasce per esempio da una rivista, Acido Politico, la migliore rivista universitaria di questi anni, creata, diretta e scritta quasi per intero fino all’anno scorso da uno studente, Leo. Per esteso il nome è Leonard Berberi, albanese, nato a Durazzo, arrivato in Italia a dieci anni, senza parlare una parola d’italiano. Nessuno l’ha messo in una classe differenziata, si è diplomato e laureato col massimo dei voti ed è arrivato primo al test di ammissione del master di giornalismo della Statale. Nel movimento milanese sono molti i figli di immigrati e moltissimi gli studenti del Sud. Alla ministra Gelmini, che lamenta l’eccesso d’insegnanti meridionali al Nord, bisognerà un giorno comunicare la percentuale di studenti meridionali nella più prestigiosa università milanese, la Bocconi: 45 per cento.

Il marketing del movimento milanese in ogni caso funziona e l’Onda comincia a ingrossarsi.
Dal mondo dei docenti arriva solidarietà. Il preside di Scienze Politiche, Daniele Checchi, per primo ha proclamato un giorno di blocco didattico in appoggio alla protesta. La preside di Psicologia alla Bicocca, Laura D’Odorico, ha aderito con entusiasmo: “Era ora che gli atenei si svegliassero dalla rassegnazione decennale a tagli brutali fatti passare come riforme”.

Lo stesso rettore della Statale, Enrico Decleva, finora assai tiepido, se n’è uscito a sorpresa con un’intervista a Radio Popolare in cui ha ammesso: “Con questi ultimi tagli la Statale non potrà chiudere il bilancio del 2010”. Non è neppure vero che l’Onda milanese non faccia politica, almeno nelle alleanze. A cominciare dalla più classica, cioè sfruttare le divisioni nel campo nemico.

A Milano, in Lombardia, nelle università il vero potere e il vero consenso non è neppure berlusconiano: si chiama Comunione e Liberazione. Ovvero Formigoni. Ovvero uno che da mesi è impegnato, da destra, nel fare opposizione a qualsiasi iniziativa del governo. Non sarà un caso se uno dei Formigoni boys, Francesco Cacchioli detto “Bencio”, responsabile della lista ciellina a Scienze Politiche, che incontro per i corridoi della Statale, dice: “Questa roba qui non è una riforma, è una completa idiozia, una serie di colpi di mannaia senza dietro alcun disegno politico. Noi cattolici finora abbiamo contestato certi modi, i picchetti, i cortei, roba di sinistra. Ma diciamo la verità, nella sostanza non è che abbiano proprio torto”.
(25 ottobre 2008)

 

 

[ foto tratte da : http://www.flickr.com/photos/lastatale/ ]

Lezioni in piazza sui giornaliultima modifica: 2008-11-02T15:46:00+01:00da statalefdp
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2 pensieri su “Lezioni in piazza sui giornali

  1. la ‘cossutta’?! ma la facessimo finita con questi figli di papà bravi-a-far-tutto che si proclamano comunisti e poi vivono da bravi ragazzini ricchi. facile fare e pensar bene quando non si ha mezza complicazione nella vita!

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